mercoledì, 25 aprile 2007
Il 15 giugno 1931, in un discorso all’Advertising Federation of America, Franklin D. Roosevelt disse:

«Se ricominciassi la mia vita, credo che preferirei lavorare in pubblicità che in qualsiasi altra professione. Perché la pubblicità è arrivata a coprire l’intera gamma delle esigenze umane; e unisce autentica fantasia allo studio profondo della psicologia umana. Poiché porta a un gran numero di persone la conoscenza di cose utili, la pubblicità è essenzialmente una forma di educazione... Il generale miglioramento delle condizioni di vita nelle civiltà moderne sarebbe stato impossibile senza quella conoscenza di livelli più elevati che è diffusa dalla pubblicità».

Meditate gente, meditate...
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mercoledì, 25 aprile 2007
Scrivere comunicati stampa efficaci per il Web significa conoscere:

    -  Le tecniche per scrivere un comunicato stampa
    -  Le caratteristiche del mezzo Web

Chi pensa di poter scrivere una press release Web come in un Ufficio Stampa tradizionale si sbaglia di grosso.
L’obiettivo di questo articolo è spiegare che cosa sia un comunicato stampa e come si scriva un comunicato stampa online.
Siete pronti ?

Il comunicato stampa è una news con cui un’impresa, un ente o un’istituzione comunica con l’esterno.
Che cosa comunicare in una press release ?
Il comunicato stampa deve presentare una novità rilevante.
Per novità rilevante dobbiamo intendere un avvenimento, una ragione, una constatazione che in data odierna coinvolga gli interessi di:
    -  Una persona
    -  Un’azienda privata o istituzionale

e che sia in grado di influenzare un dato di numero di persone.

Se almeno uno di questi 3 elementi manca, non dovete scrivere un comunicato stampa.

Posto che la vostra notizia sia effettivamente rilevante e che dobbiate riferirla attraverso un comunicato stampa online, questo è il percorso che dovete seguire:

    -  Inserire il comunicato nella parte del sito Web che gli compete
    -  Costruire il template giusto
    -  Saper distribuire il contenuto nella maniera corretta

1) Dove inserire il comunicato stampa

Compagnia
Le press release devono essere inserite all’interno del link dedicato alla compagnia in home.
Chi cerca notizie sulla compagnia clicca istintivamente il link dedicato alla company, all’azienda.

2) Qual è il template giusto
Una comunicato stampa online usabile e comprensibile deve presentare un template diviso in due parti:
   1. Comunicato online
   2. Contatti e Link per tutti i Comunicati presenti sul Sito Web


1.1. La Notizia Rilevante:
Il primo elemento di un comunicato online in un sito Web deve essere il summary della Notizia Rilevante, il cuore della notizia, ciò che c’è di nuovo ed importante da comunicare.
Esempio: Larry Lettieri Joins A&R Partners as Senior Director.

In alcuni casi alla Notizia Rilevante si può:
- 1.1.1 Anteporre una frase di consuetudine che indica che si tratta di un comunicato stampa:
Esempio: For Immediate Release

- 1.1.2 Posporre alla notizia rilevante una breve descrizione dei benefici. Si tratta di contenuti persuasivi in grado di rendere appetibile la press release.
Press Release

1.2 Descrizione

1.2.1 Presentare Luogo e Data
Esempio:SAN MATEO, Calif., Feb. 14, 2005

1.2.2. Descrizione della Notizia Rilevante
Dobbiamo Descrivere la Notizia Rilevante secondo la regola delle 5 W (Who, What, Where, When, Why ), chi, che cosa, dove, quando e perché.
Esempio:A&R Partners Inc., one of the nation’s leading independent technology PR firms, today announced that Larry Lettieri has joined the company as a member of its senior staff. Lettieri brings more than 20 years of experience in technology industry communications as a public relations professional and journalist. He will work closely with A&R’s enterprise software clients to help drive PR initiatives and expand brand recognition.
I contenuti online rilevanti oggetto di una press release sul Web possono comprendere argomenti quali:

   1. Nuove Funzionalità offerte dal Blog o dal Sito Web
   2. Nuovi Prodotti e Servizi
   3. Nuove Partnership Strategiche
   4. Grandi Risultati e Maggiori Vendite
   5. Avvenimenti ed Eventi Futuri
   6. Risultati di Sondaggi sui Clienti


1.2.3 Fine Comunicato
Fine Release
La fine del Comunicato Stampa deve essere comprensibile. Dobbiamo utilizzare questa sequenza di consuetudine: ###
2. Contatti e Link per Tutti i Comunicati presenti sul Siti Web

Nel Template, a destra del Comunicato Online, dobbiamo inserire due elementi:

2.1 I Contatti che comprendono Nome e Cognome, Società, Numero di Telefono e Email.
Esempio:
Celine Hakoun
A&R Partners Inc.
650-762-2851
chakoun@arpartners.com
Possiamo inserire anche indirizzo e sito Web per rendere la press release ancora più precisa:

Contact

2 .2 Link per Tutti i Comunicati
Dopo i Contatti e necessario inserire un link che porta a tutte le Press Release presenti nel sito Web.
3) Come distribuire un comunicato stampa Web

RSS Press Release

Il modo più semplice e produttivo per distribuire una press release Web è tramite gli RSS che ne permettono la sindacazione e la propagazione in tutto il Web.
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mercoledì, 25 aprile 2007
Oggi la pubblicità è accettata dalla maggior parte di noi perché ormai si è integrata perfettamente nella nostra vita e fa parte della nostra esperienza quotidiana. Forse più che una critica frontale come quella che superò al suo inizio, oggi incontra opposizione soprattutto da parte di coloro che se ne sentono saturati.

Il maggior difetto della pubblicità è che ce n’è troppa.
Ovviamente la pubblicità non è perfetta. Né peggio di tante altre cose. È reale come la vita stessa. Nasce a immagine e somiglianza dell’uomo e delle sue abitudini sociali. Come specchio fedele della nostra società, è logico che non le manchino i difetti.

A) La pubblicità migliora la relazione qualità/prezzo

Pubblicità, marketing e concorrenza sono i diretti responsabili della riduzione dei prezzi. Un esempio moderno di questo fatto sono i viaggi organizzati. Grazie alla pubblicità la gente viaggia di più, e farlo è ogni giorno di più alla portata di tutti i portafogli.
Un altro esempio riguarda il gli avvocati americani. Da quando fu tolto il divieto di fare pubblicità ai servizi legali, si scatenò la concorrenza. Già ne dava notizia The Economist nel 1978. «L’uso di una pubblicità poco sofisticata e fatta in casa da meno del tre per cento di tutti gli avvocati è bastato per iniziare una rivoluzione nel mondo del diritto. Il costo di servizi come testamenti o divorzi è dimezzato».

B) La pubblicità promuove l’innovazione

Fibre artificiali, elettrodomestici, pentole antiadesive, personal computer, carte di credito, veicoli con freni a disco, servosterzo e ABS. Tutte queste sono state innovazioni, ognuna con costi enormi. Solo dopo esser passate dalla prova del fuoco del mercato, attraverso la pubblicità, hanno potuto essere confermate e accettate dalla nostra società. La risposta massiccia alle loro vendite ha permesso di migliorarle e di abbassarne il prezzo per metterle a disposizione della maggioranza.

C) La pubblicità sviluppa la libertà di scelta

Dice l’Associazione europea delle agenzie di pubblicità: «La pubblicità sviluppa e potenzia la libertà di scelta, diritto considerato come l’essenza della democrazia”. Fernando Romero ha scritto nel suo saggio El derecho de elegir (“il diritto di scegliere”): «Il marketing è un’espressione evidente della democrazia. La decisione della scelta sta nelle mani del consumatore. Giorno per giorno traccia con le sue azioni la strada del successo o fallimento dei politici e dei prodotti. Potremmo dire che con i suoi acquisti quotidiani sta votando, come potremmo dire che con il suo voto ogni quattro anni sta comprando. Comprando idee, speranze, progetti. E, soprattutto, esercitando il suo diritto di scegliere».

D) La buona pubblicità forma e informa il consumatore

La pubblicità del tabacco e dell’alcol è un tema di costante dibattito. La pubblicità influisce sulle abitudini di consumo, ma può farlo nei due sensi. Come elemento di informazione pubblica, i progressi nella sensibilizzazione sociale sui problemi derivanti dall’abuso di tabacco e alcool sono dovuti anche a campagne pubblicitarie.
È ampiamente dimostrato che la pubblicità, mentre ha contribuito fortemente all’affermazione di singole marche (per esempio, al successo mondiale delle Marlboro) ha avuto una scarsissima influenza sulla diffusione generale dei consumi di alcol o di tabacco. Per trent’anni in Italia, nonostante divieto totale della pubblicità per i “prodotti da fumo”, il consumo di sigarette ha avuto un forte aumento, anche fra i giovani. Solo molto più tardi è diminuito, per effetto di una forte corrente di opinione che è partita dagli Stati Uniti e si è diffusa in Europa, come in altre parti del mondo. In senso inverso, per molti anni è diminuito continuamente il consumo di alcolici, benché ci fossero forti investimenti pubblicitari nel settore (che solo alcuni anni più tardi si erano ridotti, in seguito alla diminuzione dei consumi).

L’aumento notevole del consumo di prodotti illegali – e perciò senza pubblicità – come le droghe pesanti, ha indotto i governi a ricorrere ai migliori pubblicitari per lanciare campagne informative e di presa di coscienza rivolte ai giovani e ai gruppi a maggior rischio. La pubblicità si è rivelata uno degli strumenti efficaci di formazione e prevenzione.
Purtroppo accade raramente in Italia. Finora la “pubblicità sociale“ nel nostro paese si è rivelata quasi sempre un fallimento o uno spreco (con qualche lodevole, ma rara, eccezione). Questo non è dovuto solo ai criteri di assegnazione dei contratti, spesso influenzati dagli stessi meccanismi perversi che hanno condizionato tante altre attività pubbliche in Italia. Il problema più importante (che non si risolve certo con i controlli formali della Corte dei Conti o del Consiglio di Stato) è la scarsità di strategie chiare, di strutture di servizio adeguate – in generale di quella che in un’area commerciale si definirebbe una “strategia di marketing”. Quasi tutti i nostri ministeri o servizi pubblici, quando fanno pubblicità, badano più a “farsi belli” per raccogliere voti e simpatie che a raggiungere risultati o dare un vero servizio alla società civile. Lo stesso fenomeno ha influito perfino su alcune campagne di “pubblicità progresso”, mirate più a “dare lustro” all’istituto che a ottenere risultati concreti e misurabili.

E) La pubblicità può contribuire all’evoluzione del costume sociale

La pubblicità non può non tener conto dell’evoluzione del costume e della società. Come ha ben detto Néstor Lujan in uno dei suoi articoli, «La pubblicità è il riflesso dei nostri costumi».
La pubblicità ha favorito l’uso di soluzioni domestiche pratiche nel pieno della rivoluzione famigliare per l’aumento dell’occupazione femminile. Qualche volta la pubblicità riesce ad anticipare una tendenza, come nel caso di Prénatal.
La buona pubblicità lavora a favore della corrente; quando è realizzata con approfondimento e intelligenza, la sua spinta innovatrice può anticipare i cambiamenti annunciati, favorire o stimolare l’evoluzione sociale.
La pubblicità è uno strumento di progresso, di comunicazione, fatto a misura delle esigenze umane e con grandi possibilità di migliorare la qualità della nostra vita. Come ogni strumento, può essere usata male; ma quando è fatta bene e con coscienza i suoi benefici sociali sono straordinari.
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mercoledì, 18 aprile 2007

..se il rischio è alto, e trova nella fedeltà l’acquisto sicuro.

Ci sono prodotti il cui acquisto è associato a un certo rischio, come per esempio le automobili per il loro prezzo, o gli alimenti infantili per la responsabilità che si assume.
Quanto più alto è il rischio, tanto più estesa è la ricerca e più probabile che il consumatore presti attenzione a varie fonti di informazione, compresa la pubblicità.

La pubblicità non deve ingannare. E non mi riferisco solo all’inganno sulle aspettative create per il prodotto, anche se questo è uno dei peccati più gravi che si possano commettere, ma a tutto ciò che può lasciare un senso di delusione, nell’esperienza immediata o a distanza di tempo.
Parlo di non deludere il consumatore preoccupato per il rischio che deve assumere, ansioso di trovare informazioni e argomenti convincenti nella nostra comunicazione.

La sfida per la pubblicità è lavorare con misura. E quando si lavora per un prodotto nuovo o a rischio alto, o per una nuova marca, informare è più importante che sedurre. Ci sono diversi tipi di rischio, come quelli che derivano dall’uso del prodotto (come nel caso degli attrezzi meccanici o degli insetticidi) o quelli che riguardano la soddisfazione delle aspettative (come nei prodotti di prezzo alto, quali le automobili, gli elettrodomestici o le vacanze) o i rischi psicologici di relazione (in quei prodotti di consumo che implicano ostentazione della marca, come la moda, le bevande alcoliche, le sigarette ecc.).

Essere consumatore non è una professione cui ci si dedica in modo esclusivo.
Tutti siamo consumatori e facciamo scelte di acquisto; né il tempo né le altre nostre vocazioni e occupazioni ci permettono di essere assolutamente rigorosi e coerenti nelle nostre scelte quotidiane.
Ciò che può aiutarci a ottenere la fedeltà del consumatore è conoscere le sue abitudini.
Il bombardamento di novità già contribuisce a rompere la routine, ma l’istinto di conservazione fa sì che, in certi acquisti, prevalga la scelta abituale e sicura. Per evitare rischi e non perdere tempo.

Conoscere questo atteggiamento è altrettanto utile per la marca consolidata – che deve cercare di rafforzare le abitudini di acquisto – quanto per la marca nuova, il cui obiettivo è romperle.

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giovedì, 12 aprile 2007

Forse la nostra sarà una storia d’amore, ma non durerà tutta la vita. Il supermercato non è un tempio in cui i matrimoni si consacrano per l’eternità.
La fedeltà è un’utopia in un mercato dove il verbo comprare si coniuga facilmente.

Andrew Ehrenberg della London Business School dimostrò, al di là di ogni dubbio, non solo che i consumatori di una marca ne comprano anche altre nella stessa categoria, ma anche che nella maggior parte del settore alimentare solo dieci consumatori su cento comprano esclusivamente la stessa marca per tutto un anno.

Le sue ricerche dimostrarono che ogni consumatore ha un repertorio di marche. Ognuna di esse è intercambiabile con le altre, perché probabilmente ognuna di esse è acquistata abitualmente da quel consumatore. Quelle che non fanno parte del suo repertorio sono percepite come non accettabili.

Perciò, il primo obiettivo della pubblicità è far sì che la nostra marca appaia in questa short list, in questa ristretta lista privata di marche pre-scelte. Ogni altra cosa è una predica nel deserto.

È un ammonimento molto importante per le nuove marche che hanno la pretesa di introdursi nel mercato. L’immodestia fa sì che qualche volta questi “forestieri” o nuovi arrivati dimentichino la loro condizione e pretendano di sedurre fin dalla loro prima apparizione in pubblico.

Il miglior consiglio è salire passo per passo. Che si fidino della nostra marca sarà il primo risultato. Una volta salita sulla scena, dovrà abituarsi a condividere gli applausi con altre stelle, cercando di avere più ammiratori delle sue rivali. Solo così potrà arrivare ad essere la “prima donna”.


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martedì, 03 aprile 2007

Questa è la traduzione dell'articolo Whitespace di Mark Boulton, pubblicato originariamente su A List Apart il 9 gennaio 2007.

«Il mio primo impiego nell'ambito del design è stato in una piccola agenzia di Manchester che operava in diversi settori e su diversi media: packaging, pubblicazioni e materiale pubblicitario, e...cataloghi postali. Ben presto imparai che i principi del graphic design che avrei imparato al college sarebbero stati di ben poca utilità quando realizzavo progetti per il direct mailing, un ambito in cui concetti come 'grande', 'evidente' e 'affollato' sono all'ordine del giorno. Nelle parole di un cliente - parole che non dimenticherò mai - "lo spazio bianco (whitespace) è soltanto uno spazio vuoto".

I clienti che commissionano operazioni di direct mailing tipo cataloghi hanno bisogno di prodotti che tengano conto del mercato di massa, un contesto in cui quei principi funzionano. Ma per tutto il resto, il mio cliente non poteva essere più lontano dalla verità.

Capire il whitespace
Micro whitespace e leggibilità
Un paio di mesi fa ebbi la fortuna di assistere ad una lezione di Eric Spiekermann. Parte del suo discorso ha affrontato il suo redesign del magazine The Economist, un redsign dettato in parte dalle lamentele dei lettori sul fatto che il design fosse troppo pesante il contenuto difficile da leggere.

Nel design dei giornali, l'informazione è densa. Talvolta, come nel web design, è difficile aggiungere spazio bianco per via dei limiti imposti dal contenuto. Spesso i giornali risolvono il problema impostando per il corpo principale del contenuto un font leggero con molto spazio vuoto intorno ai caratteri e tra i caratteri stessi. Proprio questa è stata una delle soluzioni adotatte da Spiekermann nel redesign dell'Economist.

Pur mantenendo le peculiarità della tipografia originariamente usata dall'Economist, Spiekermann lo ha leggermente modificato aggiungendo più spazio bianco singoli caratteri. Quindi ha impostato una dimensione leggermente più piccola per il font e con un maggiore spazio tra le righe. Tutti questi cambiamenti hanno aggiunto micro whitespace all'intero design. Il risultato è estremamente raffinato: il contenuto è più leggibile e il look&feel generale del giornale è ora più leggero, anche se non è cambiata la quantità di contenuto.

Sebbene Spiekermann abbia aggiunto anche macro whitespace e il colore all'Economist, il suo redesign della tipografia dimostra che lo spazio tra gli elementi più piccoli può avere un grande impatto sull'efficacia complessiva del design. Ciò si applica anche al web.

Posizionamento del brand
I designer usano spesso il whitespace per creare un senso di sofisticatezza ed eleganza nella promozione di certi brand. Abbinato ad un uso intelligente della tipografia e della fotografia, uno spazio bianco generoso è spesso tipico delle promozioni di beni di lusso. I produttori di cosmetici, ad esempio, usano molto il whitespace nel loro materiale promozionale per comunicare al lettore che sono sofisticati, che esprimono una qualità superiore, e che in genere fanno prodotti costosi.

Il mio vecchio cliente aveva ragione riguardo all'uso dello spazio bianco per i suoi prodotti. Il materiale per il direct mailing deve apparire adeguato al mercato di massa per funzionare. Aggiungendo molto spazio bianco al suo design, in un certo senso, avrebbe dato al suo materiale promozionale un senso di qualità superiore che non voleva...

Ovviamente, nella promozione del brand entrano in gioco altri fattori oltre allo spazio bianco, ma è molto probabile, quando si inizia a lavorare su un progetto per un bene di lusso, che il cliente e il pubblico a cui si rivolge si aspettino molto whitespace nel design per allinerare il prodotto a quelli della concorrenza.

Whitespace attivo e passivo
Il whitespace è spesso usato per creare un layout armonioso ed equilibrato. Può anche servire a guidare il lettore in una sorta di viaggio all'interno del design complessivo, più o meno come fa un fotografo quando lascia uno spazio aperto alla sguardo in certi ritratti in cui il soggetto viene posizionato ai lati dell'immagine mentre guarda verso lo spazio rimanente. Quando lo spazio bianco è usato per per guidare il lettore da un elemento all'altro, è chiamato "whitespace attivo".

...Tutto è confuso. Abbiamo bisogno di spazio bianco per creare armonia. Prima di tutto, aggiungo margini, cambio il font e il peso del carattere, aumento lo spazio tra le righe (il line-height, come è conosciuto nei CSS). Questo è tutto "whitespace passivo".

Qualcuno potrebbe sostenere che il whitespace passivo è lo spazio non considerato presente all'interno di una composizione. Non sono d'accordo: se non si considera tutto lo spazio bianco, allora è un cattivo design. Il whitespace passivo crea spazi di respiro ed equilibrio. È importante.

Pratica, pratica, pratica
L'unico modo per raggiungere una buona abilità rispetto ad un concetto così soggettivo come il whitepace è la pratica. Come chi pratica arti marziali deve spendere ore ed ore su tecniche semplici, così devono fare i designer. Da decenni ormai gli studenti di arti grafiche compiono esercizi di composizione e per fortuna alcune leggende del design degli anni passati hanno documentato l'intero processo. Emil Ruder è tra i miei preferiti.

Ruder era un tipografo svizzero morto nel 1970. Dopo 21 anni di insegnamento ha scritto un libro intitolato Typography: A Design Manual, in cui ad un certo punto dice:

"Il libro è per natura limitato alla pura tipografia, a dover lavorare con caratteri prefabbricati che sono subordinati a precisi sistemi di misurazione. Il suo scopo sembra quello di rendere evidenti le leggi della tipografia e il contrasto tra di esso e il design grafico che nella selezione e nell'applicazione dei suoi strumenti è di gran lunga più libero e complesso."

L'insegnamento di Ruder si concentra sulla tipografia e sulla sottile arte del design attraverso le lettere. Ruder ci guida tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Il suo libro è un ottimo punto di partenza per imparare i principi della composizione. Comprende molti esercizi che coprono argomenti come il whitespece e altri strumenti da adottare nella composizione tipografica. È caro, ma vale la pena leggerlo.

Una volta che si sia compreso come definire e manipolare gli spazi all'esterno, all'interno e intorno al contenuto, sarete in grado di offrire qualcosa in più ai vostri lettori, di promuovere meglio prodotti e forse sarete in grado di vedere le vostre realizzazioni sotto una nuova luce».

...

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